Punti di interesse

AstroninewL’OASI DEI BORBONI, DEI LAGHI VULCANICI E DEGLI ALBERI SECOLARI

Si accede alla Riserva percorrendo l’antico “sentiero borbonico”, lungo 360 m e costituito da circa 160 scalini, che scende sul fondo del cratere, nel cuore del bosco, con un dislivello di circa 80 metri. Da qui si incrocia lo “stradone di caccia”, un percorso ellittico di circa 3 km che corre sul fondo del cratere e dal quale si dipartono tutti i sentieri percorribili.

Lago grande e osservatorio ornitologico

Il lago Grande ha una superficie di circa 4 ettari ed è il più grande dei 3 specchi d’acqua presenti nella Riserva. Nel lago vi è un’isola galleggiante formata da vegetazione lacustre, che si sposta a seconda della direzione del vento. Le sponde del lago sono ricoperte dalla ninfea bianca, una pianta caducifoglia che fu immessa verso la metà dell’ 800 da Giovanni Gussone, botanico di corte borbonica. Presenta un lungo rizoma che la ancora al fondo, dal quale in primavera germogliano le foglie e i tipici fiori bianchi. L’osservatorio ornitologico è un capanno dotato di feritoie disposte a diversa altezza per osservare gli uccelli acquatici che, soprattutto nei periodi delle migrazioni (settembre/ottobre e marzo/aprile), popolano il lago e le numerose altre specie di piante idrofite (tifa, cannuccia di palude, carice, salice, ecc.).

Stagno didattico

E’ una pozza artificiale di pochi metri quadrati, realizzata con il contributo dei soci e dei giovani attivisti del WWF. La superficie dell’acqua è ricoperta dalla lenticchia d’acqua, un pianta galleggiante di cui si nutrono diverse specie di uccelli acquatici. Ospita una nutrita popolazione di rane verdi.

Giardino degli insetti

E’ stato realizzato allestendo aiole con piante erbacee e cespugliose, la cui fioritura scalare, dalla primavera all’estate, attira le numerose specie di farfalle e di altri insetti della Riserva. Nei periodi estivi di maggiore siccità vengono posizionate delle “mangiatoie”, piccoli recipienti con frutta matura, acqua e zucchero, che rappresentano un attrazione irresistibile per le specie di farfalle che proprio in quel periodo raggiungono il picco della presenza. Nelle aiole sono presenti anche tronchi d’albero marcescenti che ospitano alcune specie di insetti saproxilici (si nutrono di legno morto) e insetti predatori.

Colle dell’Imperatrice

E’ un rilievo di scorie laviche, alto 72 metri, formatosi nel corso della fase finale della settima e ultima eruzione del vulcano Astroni. Si raggiunge sia dal sentiero di mezzo, che dallo stradone di caccia. Man mano che si sale, è possibile apprezzare il cambiamento della vegetazione, passando dal bosco mesofilo deciduo, tipico di ambiente sub-montano, alla vegetazione a sclerofille della macchia mediterranea, con prevalenza di leccio, erica, corbezzolo e cisto (fenomeno dell’inversione vegetazionale).

Vecchia farnia

E’ un esemplare monumentale di quercia di oltre 400 anni, appartenente ad una specie che un tempo formava in Italia estese foreste planiziali. Affettuosamente chiamata Gennarino, nel 2008 la quercia ha patito per il crollo di una delle due branche principali, che ha evidenziato un massiccio attacco di insetti xilofagi. Dopo un intervento di potatura conservativa per riequilibrare la chioma, la quercia viene tenuta costantemente sotto controllo. Al di sotto della chioma è stata circoscritta un’area con dei tronchi, all’interno del quale è vietato entrare per il pericolo di caduta rami. In questo modo, inoltre, limitando il calpestio e la costipazione del suolo, si riducono i danni alle radici assorbenti che sono molto superficiali. La radura circostante l’esemplare di farnia evidenzia un abbondante affioramento di pomici, testimonianza dell’ultima attività eruttiva.

Duomo lavico della Caprara o cava trachitica

E’ una struttura vulcanica che si è originato per solidificazione di una lava piuttosto viscosa, al di sopra della bocca vulcanica dalla quale è stata eruttata. Si è formato al termine della quinta eruzione del vulcano Astroni, un’eruzione prevalentemente effusiva, come la settima. Per secoli e fino agli anni ‘50 è stata utilizzata come cava per l’estrazione della trachite, un materiale utilizzato per la realizzazione di strade. Dal 1997 è un sito di nidificazione di una coppia di falchi pellegrini, una specie di falco di ambienti rupestri, che da diversi anni si sta espandendo anche in ambiti urbani.

La vaccheria

E’ un edificio costruito agli inizi del 18 secolo, in un’epoca in cui gli Astroni furono massicciamente disboscati per favorirne uno sviluppo agro-zootecnico. Con l’inizio del regno borbonico gli Astroni furono acquistati per divenire “un sito reale di caccia”. Durante le frequenti cacce che venivano organizzate, era il luogo di sosta e riposo per i sovrani borbonici e la loro corte. Dopo ultima guerra mondiale, durante la quale divenne sede del comando tedesco e poi di quello americano, l’edificio è andato progressivamente in rovina. Sono in procinto di iniziare i lavori di restauro, grazie ai quali la Vaccheria diverrà sede di un Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS).

Il “campo Italiano”

E’ una porzione di bosco pianeggiante, di alcuni ettari di superficie, che, dopo l’armistizio del 1943 divenne sede dell’accampamento delle truppe italiane rimaste fedeli alla monarchia sabauda. Negli anni ‘50 furono messe a dimora alcune centinaia di querce rosse americane, una specie dal legno pregiato e di rapida crescita, che risulta resistente all’oidio quercino, un fungo parassita delle querce europee. Attualmente quella degli Astroni è una delle stazioni di quercia rossa più importanti d’Italia. In autunno il sottobosco si colora del rosa di migliaia di ciclamini.

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