Le specie esotiche invasive

Tra le principali cause di perdita di biodiversità in Italia e nel mondo vi è la presenza di “specie esotiche invasive”, piante e animali provenienti da altre regioni geografiche, volontariamente o accidentalmente introdotte sul territorio nazionale, all’interno del quale hanno sviluppato intere popolazioni in grado di sopravvivere e riprodursi allo stato selvatico. Queste specie possono rappresentare una minaccia molto seria ed avere un forte impatto sugli ecosistemi e gli habitat per una serie di ragioni:

possono entrare in competizione diretta con le specie autoctone sottraendo loro risorse alimentari e spazi vitali

possono essere portatrici di patogeni molto pericolosi per specie e habitat locali

possono diventare predatori di specie protette e/o endemiche (presenti in aree piccole e circoscritte del pianeta, l’Italia ne è ricca)

possono alterare l’equilibrio degli ecosistemi naturali in cui vengono immesse portando a locali estinzioni di altre specie

Possono modificare attivamente l’habitat in cui vengono immesse incidendo significativamente sul paesaggio e le risorse naturali utilizzate dalle altre specie

posso arrecare perdite economiche ad attività produttive come quelle agricole e silvo-pastorali

Per questo il 1 gennaio 2015 l’Unione Europea ha emanato il Regolamento 1143/2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. In linea con questo regolamento e con tutte le principali convenzioni internazionali in materia di tutela della biodiversità e con la Strategia Nazionale per la Biodiversità, anche l’Italia si è dotata di un suo strumento normativo e il 14 febbraio 2018 è entrato in vigore il Decreto Legislativo n. 230, volto a prevenire la diffusione di specie esotiche invasive controllando o eradicando quelle che sono già presenti sul nostro territorio. Fino ad oggi sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea quattro liste di specie esotiche vegetali ed animali di rilevanza unionale che contengono un elenco di 88 specie tra cui la Trachemys scripta, una testuggine palustre di origine americana in commercio fino a qualche anno fa e oggi ampiamente diffusa negli specchi d’acqua dolce del nostro paese, compresi i laghi vulcanici del Cratere degli Astroni.

La Trachemys scripta

Trachemys C. De Simone - Riserva Naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni

La Trachemys scripta, testuggine palustre del Nord America (Schoepff, 1792), è sicuramente la specie esotica di testuggine più diffusa nel nostro paese anche se di certo non l’unica. Essa occupa un’ampia varietà di zone umide dai piccoli stagni ai fiumi, preferibilmente con acque calme, ricche di vegetazione e fondo fangoso, dove conduce una dieta prevalentemente carnivora. Si alimenta infatti di tutto ciò che riesce a cacciare: pesci, rane, girini, lumache, insetti, larve, animali morti e piante acquatiche ma anche piccoli mammiferi e nidiacei che vengono ingoiati interi se sufficientemente piccoli, oppure fatti a pezzi con il becco e le zampe. Sessualmente matura già a partire dai 2-5 anni, ha una stagione riproduttiva molto lunga che può cominciare già a marzo e protrarsi fino a luglio-agosto per arrivare fino a tre covate in un anno, ciascuna con un numero di uova variabile da 4 a 23. Alla specie vengono attualmente ascritte due sottospecie (la Trachemys scripta troostii sembrerebbe essere un ibrido tra le due):

Trachemys scripta elegans (Wied-Neuwied, 1838), anche detta “testuggine dalle orecchie rosse”

Trachemys scripta scripta (Thumberg in Schoepff, 1792), meglio conosciuta come “testuggine dalle orecchie gialle”

A partire dagli anni ’70 la Trachemys scripta elegans è diventata uno dei principali pet-animal del mondo occidentale e tra il 1980 e il 1997 i neonati di questa testuggine hanno rappresentato la maggiore percentuale di animali importati vivi in Italia. La taglia (pochi centimentri alla nascita, arrivano fino a 25 cm da adulti) e la longevità (in cattività può arrivare a 40 anni di vita) di Trachemys scripta elegans nonché le cure necessarie per detenerla, hanno dato origine fin da subito a fenomeni di abbandono all’interno di corsi e specchi d’acqua naturali e questo, unito alla forte capacità della specie di acclimatarsi ai nuovi habitat e all’importante successo riproduttivo, ha portato ad una competizione diretta e negativa con le popolazioni di testuggini autoctone caratteristiche degli habitat italiani. L’interazione tra le due specie è stata ulteriormente aggravata dal fatto che le popolazioni di Emys orbicularis erano già in forte declino a causa dell’intensa alterazione del suo habitat da parte dell’uomo. Per questo la specie è stata inizialmente introdotta nell’Allegato B della CITES come specie sottoposta al commercio limitato (Regolamento C.E. n. 338/97 del 9/12/1997) e successivamente ne è stata completamente sospesa l’importazione nei Paesi membri (Regolamento C.E. n. 2251/97 del 15/12/1997). Al blocco commerciale ha fatto seguito però l’importazione di Trachemys scripta scripta e Trachemys scripta troostii.

Recentemente l’Ispra ha pubblicato il “Piano d’Azione Nazionale per la gestione della testuggine palustre americana (Trachemys scripta)” dove sono riportati i dati della diffusione della specie sul territorio italiano e indicate le modalità di azione per il monitoraggio, la gestione e l’eradicazione della specie. La specie è inserita dall’IUCN tra le 100 specie esotiche invasive a maggiore impatto su habitat e specie autoctone a causa del suo status di predatore, in virtù del quale essa esercita una pressione insostenibile su specie estremamente sensibili di uccelli, piccoli mammiferi, anfibi e rettili come la Emys orbicularis, la testuggine palustre europea, l’unica autoctona nei nostri corsi d’acqua e considerata in pericolo dall’IUCN.

Per questo nell’ambito del “programma regionale per l’attività di sorveglianza e controllo delle specie esotiche invasive” approvato dal MASE, il WWF collabora con il nucleo CITES dell’Arma dei Carabinieri per la gestione degli esemplari di Trachemys scripta e di altre specie di testuggini palustri alloctone eventualmente catturate nell’ambito del progetto “Trachemys”.

La Trachemys scripta nella RNS Cratere degli Astroni

DSC 0026 scaled e1720168274747 - Riserva Naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni

Da tempo è nota la presenza di una popolazione riproduttiva di Trachemys scripta all’interno della Riserva Naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni che abita i 3 specchi d’acqua presente con un numero di individui stimabile intorno ai 100 esemplari. La  ricca presenza  in questi laghi di gambusie, larve di invertebrati, rane verdi e moltissimo materiale legnoso emerso, costituiscono l’habitat ideale per le testuggini nonché il motivo principale per cui, nel tempo i numerosi individui di Trachemys scripta hanno dato vita ad una popolazione riproduttiva che esercita una forte pressione negativa su specie autoctone particolarmente sensibili e in cattivo stato di conservazione come la moretta tabaccata e la testuggine palustre Europea, Da tempo è nota la presenza di una popolazione riproduttiva di Trachemys scripta all’interno della Riserva Naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni che abita i 3 specchi d’acqua presente con un numero di individui stimabile intorno ai 100 esemplari. 

La  ricca presenza  in questi laghi di gambusie, larve di invertebrati, rane verdi e moltissimo materiale legnoso emerso, costituiscono l’habitat ideale per le testuggini nonché il motivo principale per cui, nel tempo i numerosi individui di Trachemys scripta hanno dato vita ad una popolazione riproduttiva che esercita una forte pressione negativa su specie autoctone particolarmente sensibili e in cattivo stato di conservazione come la moretta tabaccata e la testuggine palustre Europea, la cui presenza è provata da un piccolo nucleo anche se i dati sono insufficienti per stimare il numero di esemplari.

Nel 2017 il Laboratorio di Ecologia Applicata del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II ha condotto una ricerca sulla predazione dei suoi nidi da parte della volpe europea, la quale ha portato a censire 34 nidi predati e ha permesso di evidenziare il ruolo della volpe nel contenimento della specie.

Cosa facciamo noi: il progetto "Trachemys"

Il progetto Trachemys, finanziato dalla regione Campania nell’ambito del “Programma Regionale per l’attività di controllo e sorveglianza delle specie esotiche invasive, ha l’obiettivo di attivare azioni sperimentali per il monitoraggio e il controllo della popolazione di Trachemys scripta , attraverso azioni di prelievo e allontanamento, al fine di favorire la popolazione di Emys orbicularis, Tutte le azioni condotte sono svolte nel pieno rispetto dei protocolli stabiliti dal MASE e dall’ISPRA. Il progetto Trachemys è anche l’occasione per raccogliere informazioni e dati sulla presenza di Emys Orbicularis, la testuggine palustre europea, per la cui popolazione all’interno del cratere degli Astroni non esistono dati scientifici, sebbene nel corso degli anni siano stati numerosi gli avvistamenti anche di giovani nati.

Cosa puoi fare tu

little turtle frog green garden scaled e1720171617478 - Riserva Naturale Oasi WWF Cratere degli Astroni

Come tutti i chelonidi, le Trachemys scripta possono vivere per moltissimi anni e raggiungere dimensioni considerevoli che richiedono cure e spazi notevoli, due caratteristiche che rendono questa specie inadatta a vivere in ambiente domestico come animale da compagnia. Per questo è ancora oggi massivo il fenomeno di abbandono delle Trachemys ovunque ci sia uno specchio d’acqua. Questa pratica ha tuttavia determinato, e continua a determinare, gravi conseguenze sugli ambienti umidi naturali, già messi in crisi da fenomeni di bonifica, inquinamento e degrado. Per questo motivo dal 2017 l’art. 6 del Decreto Legislativo 230 vieta l’introduzione deliberata o per negligenza, la riproduzione, la coltivazione, il trasporto, l’acquisto, la vendita, l’uso, lo scambio, la detenzione e il rilascio di specie esotiche invasive, tra le quali la Trachemys, in tutto il territorio comunitario.

Se vuoi continuare a tenere la tua Trachemys

Dichiarala alle istituzioni competenti (segui le istruzioni riportate sul sito del MASE) e assicurati che non si riproduca, non fugga e non venga rilasciata in ambiente naturale.

Se non puoi più occuparti della tua Trachemys

È indispensabile che non l’abbandoni in ambiente naturale. Contatta i Carabinieri Forestali e affidala ad un centro di raccolta autorizzato.